L’OROSCOP(R)O: CANCRO

CANCRO

Il Segno del Rifugio

Pace non trovo e non ho da far guerra e temo, e spero; e ardo e sono un ghiaccio; e volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra; e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio.”
Francesco Petrarca

Dati essenziali:

QUARTO Segno (Casa IV – Casa della Famiglia , del Focolare domestico, delle Fondamenta individuali, della Vecchiaia e delle Tradizioni)

Qualità CARDINALE

Elemento ACQUA

Polarità FEMMINILE

Governato dalla LUNA, con Saturno in ESILIO, Giove in ESALTAZIONE, Marte in CADUTA

Segno opposto CAPRICORNO

A seconda delle EFFEMERIDI, il suo periodo va dal 22 GIUGNO al 22 LUGLIO.

Stagione: La Natura è in GESTAZIONE: l’ACQUA nutre la Terra, i FRUTTI si son riempiti degli ZUCCHERI lasciati dal terreno come un dolce dono MATERNO, il CALORE abbraccia le sue creature e la NOTTE le allieta per prepararle a una nuova alba. È un nuovo CICLO, che con calma affronterà la lunga ESTATE, ristorandosi alla MEMORIA di questo AMORE passato.

Parti del Corpo: PETTO e STOMACO.

Colori attribuiti: tutte le tonalità PERLACEE.

Numero portafortuna: 4-22.

Giorno: LUNEDÌ.

Metallo: ARGENTO.

Fiori: NINFEA, IRIS e RANUNCOLO.

Piante: GIUNCO, MELONE e ZUCCA.

Animali: SCIMMIE CROSTACEI e MARSUPIALI.

Città: SCOZIA, OLANDA, VENEZIA, TUNISIA, MILANO, GENOVA, STOCCOLMA, PISA e LUBECCA.

Profumo: YLANG-YLANG, TIGLIO, MALVA e CANFORA.

Pietre: PERLE, MADREPERLA, PIETRA DI LUNA e OPALE BIANCO.

Parole chiavi: ISTINTO, NOSTALGIA, CURA, LUNATICITÀ, AGIATEZZA, APATIA, DIFESA, INTERIORITÀ, EMOTIVITÀ.

RACCONTO:

Quando portarono Acubens a casa, io avevo perso da poco mia madre.

Avevo ancora le guance rigate dalle lacrime quando i miei occhi si posarono sulla sua figura: quella figura piccola, dal viso innocente, senza età, come fosse una bambina, come me. Non avrei mai detto che già quella sera avrei finito a piangere sul suo ventre.

Acubens era stato un dono della terra dell’Affrica, come la chiamava mio padre, il Capitano John Hanning Speke.

Conoscendo i racconti che lui mi aveva spesso concesso prima di andare a dormire, quei racconti di giungle, bestie, calore e magia, avevo immaginato da subito che Acubens fosse una creatura pericolosa.

Mi avvicinai a lei come si fa con un gatto selvatico, non la volevo in casa, glielo avevo detto subito a mio padre.

Ma mio padre era un uomo sicuro, governava timoni e ormeggi, una bambina delicata quale ero io non gli avrebbe causato impiccio alcuno. «Su, su, bambina mia», mi disse per convincermi, portando in casa pochi bagagli fradici, «mi è costata tanto portarla qua. Dalle almeno una possibilità. E poi…è magica

Quella parola, confesso, scatenò la mia curiosità. Ma la mia paura era ancora tanta.

Acubens, d’altro canto, non faceva molto per dissiparla: stava sull’uscio di casa, anche se mio padre era già entrato, anche se i bagagli erano stati già svuotati. Erano solo tre, per lo più carte di navigazione e qualche tesoro.

Mio padre si era già rintanato nel suo studio, c’erano tutti i segnali che presto sarebbe ripartito ancora.

Quindi eravamo solo io e lei, in quell’ingresso, coi domestici che si agitavano attorno a noi senza fiatare, come spettri di una storia che non ci apparteneva.

Feci io la prima mossa: «come ti chiami?» Forse a causa della mia giovane età o di qualche altro prodigio, Acubens mi guardò. Quei suoi occhi grigi, come la nostra migliore argenteria: «Acubens», rispose.

Mio padre accorse come se la casa stesse crollando: «ha parlato?!» esultò. «Mi avevano detto che sapeva parlare la nostra lingua, ma stentavo a crederci

Io e Acubens lo fissammo senza fiatare. «Forza, tesoro mio, parla! Come ti chiami? Da dove vieni? Quanti anni hai?!»

Lui le prese le mani e, euforico, cercò dentro i suoi occhi qualsiasi risposta. Ripeté più volte quelle domande, ma Acubens aveva già cacciato i suoi occhi via in un posto lontano.

Allora mio padre mi afferrò per le spalle: «cosa ti ha detto?

Io ero sempre stata una bambina molto obbediente e, come dicevano le mie governanti, “un’ideale futura sposa”.

Non avevo mai capito cosa volessero intendere con la parola “sposa“, mi era stata data la descrizione di una donna molto ligia al dovere, molto affettuosa ma anche molto timida, in particolare con un uomo che mio padre mi aveva detto che avrei incontrato presto, di nome James Augustus Grant.

Quel giorno capii: mio padre voleva che le dicessi una cosa che Acubens aveva detto solo a me. E mio padre voleva veramente, ardentemente, che le dicessi quel nome, anche a costo di scrollarmelo di dosso a furia di scuotermi.

“Come stai?”, “ti manca la mamma?”, “andiamo a trovarla?” di tutto ciò, non mi chiese. Del mio dolore, della mia pena per lui, della mia mamma, non gli importava già più alcunché.

«Ha solo sospirato, padre!» gridai, scansandomi da mio padre. «Devi avere capito male.»

Lui sgranò gli occhi e se ne andò. Due giorni dopo partì e io non andai a dargli il solito bacio d’addio.

Acubens non era ancora entrata nella mia vita mentre mio padre stava uscendo da essa, e invece lei si era già presa cura di me.

Elisa Erriu

A proposito dell'autrice: Elisa Erriu

Se sei venuto fin qui per saperne di più sulla mia vita, hai in ogni caso compiuto un’azione più virtuosa di quella che stavi facendo prima. Complimenti! E ora ti svelerò i miei segreti…

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