• Elisa Erriu

L’OROSCOP(R)O: ARIETE



ARIETE

Il Segno del Lottatore

"La verità è che...tu sei il debole, e io sono la tirannia degli uomini malvagi, ma ci sto provando, ringo, ci sto provando con grandissima fatica a diventare il pastore." Quentin Tarantino

Dati essenziali:

PRIMO Segno (Casa I ASCENDENTE "Segno Zodiacale che sta sorgendo al momento della nascita") – Casa dell'Espressione individuale, dell'Esperienza primaria, del Comportamento istintuale, delle Manifestazioni fisiche, dello Stile personale)

Qualità CARDINALE

Elemento FUOCO

Polarità MASCHILE

Governato da MARTE, con Venere in ESILIO, Sole in ESALTAZIONE, Saturno in CADUTA

Segno opposto BILANCIA

A seconda delle EFFEMERIDI, il suo periodo va dal 21 MARZO al 20 APRILE.

Stagione: La vita ESPLODE. È PRIMAVERA, il tempo ha lasciato la sua instabilità, ora è il momento della RINASCITA, i GERMOGLI scavano il terreno, gli animali risentono il TEPORE nell'aria, si accoppiano o mettono al mondo i propri cuccioli. Le giornate iniziano ad allungarsi, il Sole porta calore, ENERGIA, uno slancio impetuoso e anche frenetico che non è altro che un nuovo INIZIO.

Parti del Corpo: TESTA.

Colori attribuiti: tutte le tonalità più accese e calde, dal ROSSO all'ARANCIONE, dall'ORO fino al BIANCO.

Numero portafortuna: 1-8-11.

Giorno: MARTEDÌ.

Metallo: FERRO.

Fiori: GLADIOLO ROSSO e TULIPANO.

Piante: GLADIOLO, CARDO e AGRIFOGLIO.

Animali: MONTONE e CANE.

Città: DANIMARCA, PALESTINA, PERÙ, POLONIA, SIRIA, VERONA e BASSA SASSONIA.

Profumo: ASSENZIO, NOCE MOSCATA e AMBRA.

Pietre: OPALE DI FUOCO, PIRITE, DIASPRO, SPINELLO, RODOCROSITE.

Parole chiavi: IRRUENZA, VIGORE, AZIONE, AGGRESSIVITÀ, INTRAPRENDENZA, TESTARDAGGINE, VITALITÀ.


RACCONTO

«Fammi entrare», ringhiai, «e ti conviene farlo senza crearmi problemi. In fretta

Con un gesto della mano, ordinai alla fanteria e ai carri di raggiungere le posizioni d'attacco. Allentate le redini dei cavalli, lanciati al galoppo pieno, sbattuti gli scudi, schierate le lance. Eravamo pronti.

Sheratan non poteva che arrendersi. Ma non lo fece.

«Fammi entrare!» ruggii.

Le sue mura non avrebbero retto sotto i colpi dei miei arieti, nessun cardine, roccia o cielo sarebbe rimasto ancora sospeso di fronte al mio grido. Sheratan lo sapeva, lo temeva e quando vide le sfere di fuoco che stavo per lanciargli contro quel patetico castello in cui si rintanava, mi fece entrare.

L'irruzione fu ordinata, priva di feriti, nessuno avrebbe agito né avrebbe sanguinato finché i miei pugni fossero rimasti chiusi.

Mi guardai attorno, sciolsi quei segugi famelici che erano i miei occhi per tutte le strade della città di Sheratan. Lei era lì, nessun riparo, nessun'arma per difendersi o per attaccare. Fatta esclusione del suo sguardo.

Sono certo che agli occhi degli altri il mio normale incedere abbia scaturito l'effetto di un'intera irruzione bellica, come la presa di una ciitadella, così come l'ho dipinta. Ma la mia guerra era lontana, ora non combattevo, se non che con Sheratan. Lei non si era arresa. Nonostante la paura, lei rimase tronfia col collo dritto e le labbra serrate. Le lacrime si affacciarono impetuose sulle soglie dei suoi occhi di rame, ma non gridò, non supplicò.

Tolsi da solo la mia armatura vermiglia, slacciai gli schinieri, i bracciali, rimossi la maglia  di cuoio borchiata e la corazza rivestita di oro e di diaspro. Soltanto quando tolsi l'elmo con il lungo cimiero, soltanto allora Sheratan cambiò luce dentro i suoi occhi. Da scintilla di paura, divenne fuoco, folgore. «Allora è vero ciò che dicono di te, potente Mesarthim», disse.

«Cosa dicono di me?» tuonò la mia voce.

Il sole bruciava il mio corpo con la sua luce. Mi feci più vicino e Sheratan non arretrò più.

La catturai tra le braccia, fu un gesto veloce, energico, ma lei lo seguì, anzi, si slanciò lei stessa verso di me. Il suo cuore pulsava sulla mia pelle. Fu tutto come avevo calcolato, tranne una cosa: non oppose alcuna resistenza.

«Dicono che tu abbia ereditato i doni e i pregi degli eroi delle antiche storie. Il Vello d'oro di Giasone», disse accarezzando i miei capelli, «le armi che Ade ha donato a Perseo», la sua mano scivolò sul mio petto, «la sete di sangue degli Sparti, la forza di Eracle, l'astuzia di Teseo, il corpo di Achille. Tu sei un semidio

«È tutto vero tranne una cosa, mia Signora», rivelai, «non ho niente di umano.»


Elisa Erriu
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© 2019 by Elisa Erriu. Journalist & Writer

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