• White Facebook Icon
  • White Instagram Icon
  • White Twitter Icon
  • Bianco LinkedIn Icon
Seguimi su:
Scrivimi su:

© 2019 by Elisa Erriu. Journalist & Writer

I testi, le immagini e tutto il contenuto presente in questo sito, sono tutelati dalla normativa sul diritto d’autore e non può essere copiato, riprodotto (anche in altri formati o su supporti diversi), né tanto meno è possibile appropriarsi della sua paternità. È severamente vietato l’utilizzo del materiale presente sul sito senza esplicito consenso. Le immagini e i loghi non direttamente legati al sito, sono copyright dei rispettivi proprietari.

  • Elisa Erriu

L'OROSCOP(R)O: CANCRO


CANCRO

Il Segno del Rifugio

“Pace non trovo e non ho da far guerra e temo, e spero; e ardo e sono un ghiaccio; e volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra; e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio.” Francesco Petrarca

Dati essenziali:

QUARTO Segno (Casa IV – Casa della Famiglia , del Focolare domestico, delle Fondamenta individuali, della Vecchiaia e delle Tradizioni)

Qualità CARDINALE

Elemento ACQUA

Polarità FEMMINILE

Governato dalla LUNA, con Saturno in ESILIO, Giove in ESALTAZIONE, Marte in CADUTA

Segno opposto CAPRICORNO

A seconda delle EFFEMERIDI, il suo periodo va dal 22 GIUGNO al 22 LUGLIO.

Stagione: La Natura è in GESTAZIONE: l’ACQUA nutre la Terra, i FRUTTI si son riempiti degli ZUCCHERI lasciati dal terreno come un dolce dono MATERNO, il CALORE abbraccia le sue creature e la NOTTE le allieta per prepararle a una nuova alba. È un nuovo CICLO, che con calma affronterà la lunga ESTATE, ristorandosi alla MEMORIA di questo AMORE passato.

Parti del Corpo: PETTO e STOMACO.

Colori attribuiti: tutte le tonalità PERLACEE.

Numero portafortuna: 4-22.

Giorno: LUNEDÌ.

Metallo: ARGENTO.

Fiori: NINFEA, IRIS e RANUNCOLO.

Piante: GIUNCO, MELONE e ZUCCA.

Animali: SCIMMIE CROSTACEI e MARSUPIALI.

Città: SCOZIA, OLANDA, VENEZIA, TUNISIA, MILANO, GENOVA, STOCCOLMA, PISA e LUBECCA.

Profumo: YLANG-YLANG, TIGLIO, MALVA e CANFORA.

Pietre: PERLE, MADREPERLA, PIETRA DI LUNA e OPALE BIANCO.

Parole chiavi: ISTINTO, NOSTALGIA, CURA, LUNATICITÀ, AGIATEZZA, APATIA, DIFESA, INTERIORITÀ, EMOTIVITÀ.


RACCONTO

Quando portarono Acubens a casa, io avevo perso da poco mia madre.

Avevo ancora le guance rigate dalle lacrime quando i miei occhi si posarono sulla sua figura: quella figura piccola, dal viso innocente, senza età, come fosse una bambina, come me.

Acubens era stato un dono della terra dell'Affrica, come la chiamava mio padre, il Capitano John Hanning Speke.

Conoscendo i racconti che lui mi aveva spesso concesso prima di andare a dormire, quei racconti di giungle, bestie, calore e stregoneria, avevo immaginato da subito che Acubens fosse una creatura pericolosa.

Non la volevo in casa, glielo avevo detto subito a mio padre.

Ma mio padre era un uomo sicuro, governava timoni e ormeggi, una bambina delicata quale ero io non gli avrebbe causato impiccio alcuno. «Su, su, bambina mia», mi disse per convincermi, portando in casa pochi bagagli fradici, «mi è costata tanto portarla qua. Dalle almeno una possibilità. E poi...è magica

Quella parola, confesso, scatenò la mia curiosità. Ma la mia paura era ancora tanta.

Acubens, d'altro canto, non faceva molto per dissiparla: stava sull'uscio di casa, anche se mio padre era già entrato, anche se i bagagli erano stati già svuotati, le carte di navigazione e qualche tesoro sui tavoli della stanza di mio padre. Mio padre si era già rintanato nel suo studio, borbottando coi goniometri e i suoi diari di bordo: c'erano tutti i segnali che presto sarebbe ripartito ancora.

Quindi eravamo soltanto io e lei, in quell'ingresso, coi domestici che si agitavano attorno a noi senza fiatare, spettri di una storia che non ci apparteneva.

Feci io la prima mossa, mi avvicinai a lei come si fa con un gatto selvatico: «come ti chiami?» Forse a causa della mia giovane età o di qualche altro prodigio, Acubens mi guardò, con occhi grigi come la nostra migliore argenteria: «Acubens», rispose.Mio padre accorse come se la casa stesse crollando: «ha parlato?!» esultò. «Mi avevano detto che sapeva parlare la nostra lingua, per questo l'ho pagata una cifra così alta, ma stentavo a crederciIo e Acubens lo fissammo senza fiatare. «Forza, tesoro mio, parla! Come ti chiami? Da dove vieni? Quanti anni hai?!»

Lui le prese le mani e, euforico, cercò dentro i suoi occhi qualsiasi risposta. Ripeté più volte quelle domande, ma Acubens aveva già rintanato i suoi occhi in un posto lontano.

Allora mio padre mi afferrò per le spalle: «cosa ti ha detto?

Io ero sempre stata una bambina molto obbediente e, come dicevano le mie governanti, "un'ideale futura sposa".

Non avevo ancora capito cosa volessero intendere con la parola "sposa", mi era stata data la descrizione di una donna molto ligia al dovere, molto affettuosa ma anche molto timida, una donna che avevo sempre desiderato diventare, come la mia mamma.Quel giorno capii davvero ciò che avevano sempre preteso da me: mio padre voleva che le dicessi una cosa che Acubens aveva detto solo a me. Lo voleva veramente, ardentemente, pretendeva che le dicessi il nome di quella straniera, immobile sull'uscio di casa e io, come una brava sposa, avrei dovuto aprire la bocca e dirglielo.

Poi cosa sarebbe stato di lei? A me non l'avrebbe detto di certo. "Come stai?", "ti manca tua madre?", di tutto ciò, mio padre, non mi aveva mai domandato. Del mio dolore, della mia pena per lui, della mia mamma, dei miei pensieri e dei miei tormenti, a mio padre già non gli importava più alcunché.


Gli importava soltanto di scuotermi fino a sciogliermi l'acconciatura per sapere quello stupido nome. E riammirando gli occhi grigi di Acubens, la sua pelle scura messa a nudo senza pietà, col ventre esposto fino ai seni e le sue mani intrecciate ancora truccate di tinte straniere, capii che se mio padre avesse voluto saperlo, me l'avrebbe dovuto scrollare di dosso non come una sposa, ma come una schiava, a cinghiate.


«Ha solo sospirato, padre!» gridai, scansandomi da lui. «Devi avere capito male.»

Lui sgranò gli occhi e se ne andò. Due giorni dopo partì e io non andai a dargli il solito bacio d'addio.

Acubens non era ancora entrata nella mia vita, ma mentre mio padre stava uscendo da essa, lei si era già presa cura di me.
Elisa Erriu
  • Nero Facebook Icon
  • Black Icon Instagram
  • Nero Twitter Icon
  • Black Icon LinkedIn