• Elisa Erriu

L’OROSCOP(R)O: GEMELLI


GEMELLI

Il Segno dell’Idea

“Non posso vivere se non faccio lavorare il cervello. Quale altro scopo c’è nella vita?” Sherlock Holmes

Dati essenziali:

TERZO Segno (Casa III – Casa della Comunicazione, del Modo di muoversi, dell’Ambiente sociale, dello Studio e dell’Intelletto)

Qualità MOBILE

Elemento ARIA

Polarità MASCHILE

Governato da MERCURIO, con Giove in ESILIO, Plutone in ESALTAZIONE,

Segno opposto SAGITTARIO

A seconda delle EFFEMERIDI, il suo periodo va dal 21 MAGGIO al 21 GIUGNO.

Stagione: I prati sono ricolmi di COLORI, gli alberi di FIORI, i venti di PROFUMI. La VITA è in MOVIMENTO. DANZANDO con un ritrovato ENTUSIASMO, la Natura si prepara all’ESTATE, beandosi delle ultime frizzanti brezze primaverili che trasportano POLLINI e NUOVE VITE, come fosse tutta una grande FESTA.

Parti del Corpo: BRACCIA e POLMONI.

Colori attribuiti: tutte le tonalità iridescenti, GRIGIO CHIARO, CREMA, PERVINCA.

Numero portafortuna: 3-12.

Giorno: MERCOLEDÌ.

Metallo: PLATINO e MERCURIO.

Fiori: GIGLIO, CROCUS, MILLEFOGLIE e TANACETO.

Piante: LIGUSTRO, LAURO e MELISSA.

Animali: MUSTELIDI e GRANDI VOLATILI (AQUILA, CIGNO, PAVONE, AIRONE etc).

Città: LONDRA, GIAPPONE, NORIMBERGA, FIRENZE, CALIFORNIA, NEW YORK, BASSO EGITTO e BARCELLONA.

Profumo: ACACIA, FIORI DI COTONE, MENTA e ROSMARINO.

Pietre: AGATA, TOPAZIO, CALCEDONIO AZZURRO e BERILLO BLU.

Parole chiavi: INTELLIGENZA, IMMAGINAZIONE, ADOLESCENZA, COMUNICAZIONE, SIMPATIA, MUTEVOLEZZA, LEGGEREZZA.


RACCONTO

L’Imperatore aveva insegnato alle sue aquile a conquistare i cieli per lui. Con una grazia e una ferocia che gli altri esemplari non avevano, le sue aquile creavano dei veri e propri appostamenti aerei, individuavano le altre aquile, le inseguivano, sparivano alla vista tra nuvole e voli acrobatici e poi, come saette piumate, piombavano improvvisamente sulle loro vittime e gli squarciavanole ali.

Non si era mai visto un simile comportamento tra i più maestosi volatili del pianeta.

Questo era il potere dell’Imperatore: riusciva a plasmare gli animi anche delle creature più maestose.

Molti dicevano che l’Imperatore ci riusciva poiché gli animali lo odiavano. Avevano notato che, appena lui si avvicinava a un cane, a un gatto o a un cavallo, quello portava indietro le orecchie contrariato. Abbaiava, graffiava o scalciava. Dicevano che sentivano la sua aura, che la temevano, che non la capivano. L’Imperatore, una volta, mi disse che gli animali, semplicemente, non capivano alcunché e basta.

Era sufficiente che seguissero i suoi ordini.

Come tutti, del resto. Non c’è spazio per le spiegazioni, i dettagli, gli inutili sentimentalismi. Ai suoi occhi, i suoi bellissimi occhi di colore diverso, voi non siete altro che animali. Tutti, tutti quanti, uomini e bestie. E gli animali non hanno bisogno di spiegazioni, non comprendono i dettagli, non se ne fanno alcunché dei sentimenti.

Se lui avesse ordinato a un pesce “smetti di nuotare perché io ti amo”, il pesce non avrebbe smesso di nuotare perché lo amava, l'avrebbe fatto perché lo rispettava, o meglio, lo temeva. Questo è lo stesso per voi.

Non è forse vero? L’Imperatore non vi ha forse svelato i segreti della vita e della morte, dandovi la possibilità di scegliere tra una gioia mortale a discapito di un'immortale stupidità? E voi l’avete forse ascoltato? No. Voi avete rifiutato la ragione e avete preferito crogiolarvi nella vostra ostinata e ottusa dannazione, fatta di ignoranza, di stoltezza, di limitazione

Perché siete piccoli, perché siete pecore. E le pecore non ascoltano il pastore se esso non le bastona.

Credo sia passata una mezz’ora abbondante da quando ho ordinato di portarmi i miei strumenti, e un tè verde, aromatizzato al gelsomino. E sono ancora qui che lo sto aspettando. Ditemi ora se non ho ragione io di pensare che voi siete completamente deficienti.

L’Imperatore avrebbe dovuto addomesticare scimmie, non voi.

Quando mi portano finalmente ciò che ho richiesto, è lui in persona a consegnarmelo. Gli dico che non doveva disturbarsi e lui mi risponde, con un tono seccato, che non avrei dovuto parlare con nessuno.

«Ma come?» gli chiedo. «Solo un servo può fare il lavoro di un servo. Sei forse tu un servo, Diò?» Più insolente di dargli del servo, è chiamarlo col suo vero nome. I nomi vincolano l’essere. «Non confondere un atto servile con un atto cortese. E non chiamarmi col mio vero nome. Non mi piace», conferma lui, con un tono ancora più seccato, ma non è un caso se sul suo abito di seta ci siano intrecciati alcuni stormi di aironi, perché quando si sistema il kimono per sedersi, lo fa con la grazia di un airone innamorato.

«Siamo pari, allora», gli ribatto, accarezzando il suo kimono imperiale, l’oro e il verde, i fili di seta d’azzurro intenso che intrecciano le incorporee nuvole. Mi fanno pensare. E ricordare. «A me non piace quando vesti abiti che non t’appartengono.»

«Sai meglio di chiunque altro che i miei abiti mi nascondono mostrandomi.»

«Non eludere ciò che ho detto: questi abiti appartengono a una donna. Non t'appartengono

L’Imperatore mi guarda: alla sua sinistra c’è l’alba, un occhio azzurro come il velo della notte che si dissipa di fronte al sorgere del sole, alla sua destra c’è il tramonto, un’iride dorata come l’ultimo trionfo del giorno. Solo il suo sguardo mi basterebbe per l’eternità: «Non avvilirti con quel mortale sentimento che è la gelosia, non ti appartiene, mia amatissima Scuri».

Non mi chiama mai col mio nome.

«Tu sai benissimo che non amerò mai nessuna, in questo mondo e negli altri, come amo te. Io ho attraversato la morte e le stelle per rincontrarti. Ti ho sempre amata, in tutte le mie vite, e sempre lo farò. Io, degli uomini, quelli orientali e occidentali, australi e polari, sono l’Imperatore. Ma sì, di te sarò sempre servo.»

A questo punto vorrei rispondergli qualcosa. Sussurro: «Diò». E lui dice: «Scuri».

Il resto è silenzio.

Elisa Erriu
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© 2019 by Elisa Erriu. Journalist & Writer

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