• Elisa Erriu

L’OROSCOP(R)O: SAGITTARIO



SAGITTARIO

Il Segno dell'Avventura

"È proprio quando si crede che sia tutto finito, che tutto comincia." Daniel Pennac

Dati essenziali:

NONO Segno (Casa IX - Casa del Lontano, della Ricerca, della Filosofia, dei Viaggi)

Qualità MOBILE

Elemento FUOCO

Polarità MASCHILE

Governato da GIOVE, con Mercurio in ESILIO, il Sole in ESALTAZIONE, Plutone in CADUTA

Segno opposto GEMELLI


A seconda delle EFFEMERIDI, il suo periodo va dal 23 NOVEMBRE al 21 DICEMBRE.

Stagione: È il periodo del LETARGO o delle GRANDI MIGRAZIONI. La Natura sta in silenzio, preparandosi all'Inverno, facendo germinare nuove idee al calore sotto terra, e gli animali, in fretta e furia, si animano anche con imprudenza per arrivare in posti lontani e sicuri.

Parti del Corpo: COSCE e FIANCHI.

Colori attribuiti: molti colori combinati, soprattutto il PORPORA, l'ARANCIO, il TURCHESE.

Numero portafortuna: 9-3-12.

Giorno: GIOVEDÌ.

Metallo: SILICE.

Fiori: GAROFANO e MARGHERITA.

Piante: PINO, ULIVO e FICO.

Animali: CAVALLO , CERVO e ASINO.

Città: BUDAPEST, DALMAZIA, AMSTERDAM, ARABIA, AUSTRALIA, STATI UNITI (principalmente lato ovest e sud) e PROVENZA.

Profumo: AMBRA GRIGIA, INCENSO, ZAFFERANO e PAPAVERO.

Pietre: TURCHESE, AMETRINA, CALCEDONIO ROSSO, LAPISLAZZULI.

Parole chiavi: INNOCENZA, DINAMISMO, ESPERIENZA, ESPANSIONE, SINCERITÀ, FIDUCIA.


RACCONTO

Sulla pista di rullaggio sbraitava un gruppetto di uomini.

Si erano messi a cerchio, gli uni stretti agli altri. Se non con l'ardore, perlomeno con l'odore di testosterone e asfalto catramato spingevano e soffocavano il fulcro di tutta quella loro attenzione. Gridavano frasi d'incitamento, si agitavano come cavalli scalmanati sulle griglia di partenza. Il motivo di tutta quella frenesia era dato da altri due uomini: uno grosso, alto, massiccio come un orso, l'altro più piccolo ma muscoloso, agile come una saetta.

Il sangue sulle loro mani, i segni sui loro visi e, soprattutto, la luce dentro i loro occhi pestati, dicevano chiaramente cosa stavano facendo.

Il tizio grosso sferrò un destro, ma quello più piccolo lo scartò con facilità: aveva studiato l'avversario e aveva già capito che la sua imponente massa gli infliggeva il difetto di spostarsi più velocemente soltanto sul lato destro. Per questo gli rifilò un cazzotto sullo sterno sinistro. L'avversario accusò il colpo. Allora quello più piccolo insistette, fece due finte e stavolta l'errore lo commise lui: il tizio grosso lo afferrò, lo trattenne e gli scaricò una testata sul capo. Il tizio piccolo finì a baciare il pavimento, con le urla di disapprovazione da parte di un nugolo di spettatori.

«Alzati, Kaus, alzati, porca di quella puttana di tua madre, ho scommesso mille dollari su di te!», «Non mollare, pezzo di merda!», «Dài, Big Cook, puoi ancora farcela!», «Forza, non ti chiamavano Stallone per la tua abilità a tirare calci?!»

Questi alcuni dei commenti più gentili che arrivarono all'orecchio dello sfidante a terra. Altri nomi gli vennero dati, gli epiteti si sprecarono addosso a lui, avrebbero potuto sommergerlo. E lui non rispose a nessuno di questi. Sapeva bene che nessuno di quei nomi era il suo. Sapeva ancora di più che nessuno era venuto lì per lo stesso motivo per cui era venuto lui.

I soldi? La fama? No. Il semplice desiderio di abbattere quel figlio di puttana. Nessuno avrebbe detto che lui ci sarebbe riuscito. Ma lui sì. Si sollevò, sputando sangue e probabilmente l'ultimo dente del giudizio che gli era rimasto. Lo sputò aggiungendo un mezzo sorriso: il giudizio non gli era mai servito troppo nella vita.

Appena il tizio grosso lo caricò per finire l'incontro, lui non fece l'ennesimo errore di menarlo ai lati e nemmeno lo scartò. Si fece travolgere da quel carro armato travestito da uomo. Gli diede un calcio nelle palle, un montante sulla mandibola, in rapida successione, un pugno sul setto nasale e quando sentì che il naso si era rotto, lo finì buttandolo a terra. Stava per caricarlo di cazzotti, stava per ripagarlo di tutta la gentilezza che aveva usato per lui. Poi lo fissò. Fissò il sangue che gli era spruzzato dal naso fino ai suoi fianchi, inzuppandogli i pantaloni e forse anche le mutande, fissò quel sangue che non si sapeva se fosse dell'uno o dell'altro, unendoli in un gioco macabro e forse anche fraterno.

Con la mente andò lontano, un po' nel suo passato sempre pieno di sangue, un po' al suo futuro, immaginando che forse ancora avrebbe dovuto lottare, uccidere, come già faceva, per permettersi un hamburger di topo.

Allora lo lasciò lì. E mentre tutti sbraitavano ancora e ancora perché non aveva ammazzato il suo avversario, un po' contrariati, sempre più eccitati, lui fece la mossa della vittoria che gli piaceva tanto: allargò le braccia e simulò di lanciare una freccia contro il cielo.


Elisa Erriu
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© 2019 by Elisa Erriu. Journalist & Writer

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