• Elisa Erriu

L’OROSCOP(R)O: TORO


TORO

Il Segno del Piacere

“Tante sono le forme che l’amore crea, che l’amore stesso è fantasia.” William Shakespeare

Dati essenziali:

SECONDO Segno (Casa II – Casa del Bene materiale, del Senso utilitaristico del soggetto, del Comportamento che abbiamo verso i nostri valori e strumenti, dello Sviluppo economico)

Qualità FISSO

Elemento TERRA

Polarità FEMMINILE

Governato da VENERE, con Marte in ESILIO, Luna in ESALTAZIONE, Mercurio in CADUTA

Segno opposto SCORPIONE

A seconda delle EFFEMERIDI, il suo periodo va dal 21 APRILE al 20 MAGGIO.

Stagione: Tutto adesso è PACE e GIOIA. Gli animali e i vegetali si ABBUFFANO della ricchezza offerta dalla PRIMAVERA, che riempie gentilmente le giornate con la sua TERRA RICCA e le piogge dissetanti. Con CALMA e SICUREZZA, queste garantiranno anche all’uomo un RACCOLTO ABBONDANTE.

Parti del Corpo: COLLO e SPALLE.

Colori attribuiti: tutte le tonalità dei fiori più belli, dal VERDE delle foglie, al ROSA delle rose.

Numero portafortuna: 2-6-23.

Giorno: VENERDÌ.

Metallo: RAME.

Fiori: LILLÀ, VERBENA e GIACINTO.

Piante: LINO, MIRTO e CUCURBITA.

Animali: TORO e LEPRE.

Città: ISOLE CICLADI, BELGIO, EMILIA ROMAGNA, SVIZZERA, CAUCASO, DUBLINO e IRLANDA.

Profumo: CANNELLA, PINO SILVESTRE, MUSCHIO BIANCO e TABACCO.

Pietre: SMERALDO, RODONITE, CRISOCOLLA e BERILLO VERDE.

Parole chiavi: PAZIENZA, OSTINAZIONE, PROCREAZIONE, ALTRUISMO, MATERIALISMO, BONTÀ, SENSUALITÀ.


RACCONTO

«Aldebaran, mio caro, tu sei proprio come un toro», disse Alheka, dopo aver agitato i bianchi polsi con lo stesso gesto di chi si sdegna o di chi sta per danzare. «Tu sei massiccio, maestoso, potente. Eppure, quando ti aggrada, ti addolcisci come un vitello. Ti infuri per un tafano e invece non ti preoccupi della più feroce tempesta. Tu sei bestia, Aldebaran. E tra le bestie, la più sacra

«Parla ancora di me in tal modo, mia dolce Alheka. Mi allieta molto.» Il Gran Visir sedeva sul suo trono, accarezzato dalla luce rosa di una germogliante alba.

Nulla lo ricopriva, se non quella luce e quelle parole che Alheka gli concedeva. Le ancelle erano già destate e pronte a prestare i propri servigi al corpo aitante del loro padrone, perché Aldebaran aveva pochi vizi, ma tra questi c’era sicuramente la voluttà.

Vicino al Gran Visir, sempre col Gran Visir, grazie al Gran Visir, si trovavano piaceri che agli uomini comuni non era concesso accostare neppure il pensiero.

Non si sarebbe mai potuto dire che lui non trovasse il modo di farti sorridere, o rabbrividire, non si sarebbe mai detto che lui non scegliesse gli uomini migliori come compagni, le donne più lussuriose e piacevoli come ancelle, donne gentili, donne speciali. Tante donne. Ed era proprio questa sua attitudine a non voler rimanere da solo che infastidiva Alheka ogni mattina.

Il suo padrone, per dispetto o per orgoglio, o per un più smisurato sentimento che non si poteva centellinare in un’emozione sola, non si curava del fastidio che arrecava alla sua diletta. E lei, per altrettanto puntiglio o mistero, continuava ad amarlo: «mi piace compiacerti, mio Aldebaran. Ma non mi piace quando mi piace farlo».

«Perché, ogni mattina, devi essere gelosa delle mie ancelle che mi vestono? Queste dolci creature sono petali di rosa, gocce di rugiada.» Aldebaran tirò un profondo respiro, mentre le ancelle facevano scivolare le piccole mani per massaggiare il suo corpo, ungerlo e lambirlo, come fa un sogno prima che giunga il mattino. «Proprio tu, Alheka mia amatissima, vuoi privarmi delle gioie che la vita può offrire? Proprio tu vuoi accecare tutti i sensi, solo perché guardi con occhi lividi di gelosia?»

Il tono con cui Aldebaran le aveva parlato era stato come sempre: sicuro, profondo, caldo. Fu proprio per questo che Alheka si alzò dal letto di lino e piume. Abbandonò il lusso delle pelli di gazzella, abbandonò anche il solenne comportamento dettato dal suo stato di sacerdotessa di Hator, di figlia secondogenita del Faraone. Andò di fronte ad Aldebaran, svestita di tutto, anche di se stessa.

«Non ti voglio togliere nulla dalla vita, mio amatissimo», disse inginocchiandosi. «Ma, anzi, dalla vita voglio darti tutto io stessa

Le ancelle scapparono, come colombe di fronte al falco, il sole tremò nel tentare di avviluppare l’oro e il marmo con cui era scolpito il corpo di Aldebaran.

Alheka lo compiacque con la bocca, fino a saziare entrambi.


Elisa Erriu
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© 2019 by Elisa Erriu. Journalist & Writer

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